A volte non corro per allenarmi. Mi camuffo da podista per cercare un rifugio in me stessa, nel mio spazio intimo, per abbandonarmi al mio respiro, lasciando che mi culli, mi conforti e plachi le mie emozioni. Quando la vita mi offre gli spigoli, che qualche volta pungono, e non so quale direzione prendere, o quando mi trovo nel vortice di situazioni difficili da affrontare, allora il bisogno di silenzio e di raccoglimento diventa straripante e correre simbolicamente mi offre una via di uscita. Sì, effettivamente potrebbe darmi l'illusione di scappare, di nascondermi, per non affrontare la responsabilità di un problema, ma in realtà è un andare lontano per tornare a casa diversa, più calma, posata e lucida. Allora la corsa diventa un viaggio di esplorazione e ricerca di me, di una soluzione, di una speranza, di un nuovo punto di vista. Correre nel suo procedere nasce come una meditazione e si trasforma in una profonda preghiera.
Quando corri o cammini per lunghi percorsi anche i pensieri iniziano un viaggio che conduce dentro di te
sabato 19 dicembre 2015
La corsa come una preghiera
A volte non corro per allenarmi. Mi camuffo da podista per cercare un rifugio in me stessa, nel mio spazio intimo, per abbandonarmi al mio respiro, lasciando che mi culli, mi conforti e plachi le mie emozioni. Quando la vita mi offre gli spigoli, che qualche volta pungono, e non so quale direzione prendere, o quando mi trovo nel vortice di situazioni difficili da affrontare, allora il bisogno di silenzio e di raccoglimento diventa straripante e correre simbolicamente mi offre una via di uscita. Sì, effettivamente potrebbe darmi l'illusione di scappare, di nascondermi, per non affrontare la responsabilità di un problema, ma in realtà è un andare lontano per tornare a casa diversa, più calma, posata e lucida. Allora la corsa diventa un viaggio di esplorazione e ricerca di me, di una soluzione, di una speranza, di un nuovo punto di vista. Correre nel suo procedere nasce come una meditazione e si trasforma in una profonda preghiera.
mercoledì 4 novembre 2015
Una sera d'autunno
Il sole tramonta nel cuore dell'autunno e con il sopraggiungere di una sottile pioggia riprendo la strada. Sono di nuovo dentro le mie scarpe da corsa, il mio cuore è di nuovo stretto tra quei lacci.
Iniziare di nuovo è un respiro di libertà. Non c'è affanno nell'umido avanzare nel sentiero, solo una morbida leggerezza che smuove le foglie ad ogni passo. Il buio avanza, ma il calore dentro di me è come un piccolo faro che mi fa proseguire con ottimismo.Tutto questo mi riempie
nuovamente di coraggio. Quando si cade si ha sempre una
scelta.
Io voglio percorrere di nuovo questa strada per vedere dove
mi porterà ancora. La corsa è un'amica che non mi abbandona, nemmeno quando i piedi sono fermi. E' un tarlo, una tentazione, un sogno, un'amica paziente che mi attende e mi vuole su quella strada: che sia stanca, arrabbiata, concentrata, debole, grintosa o lenta, non importa, lei mi vuole lì piena di sentimento ed ebbra di vita.
Che sia per me l'inizio di un nuovo percorso.
giovedì 26 febbraio 2015
La magia vince
Quando corro l’entusiasmo si nasconde. Sembra fuggire da me.
E’ oltre una barriera trasparente che solo io posso
vedere.
Al di là di essa soffro per l’ingombrante stanchezza del mio spirito che mi rende goffa,
appesantita, impacciata.
Lo slancio sembra perso.
Eppure la magia non è
scomparsa, tenta in continuazione di esplodere in una scintilla, e caparbia, finalmente vince.
Inaspettatamente dimentico me stessa, il mio pensiero, il mio
affanno interiore e accade: mi perdo nelle sfumature, volo nel turchese, nel
viola, nel rosa di un cielo che sembra disegnato con le tempere da un bambino.
Torno leggera e anche l’aria vibra nel mio respiro come una droga che mi carica
del desiderio di tentare ancora, di provare di nuovo, di resistere ancora un pò. Vincere il tempo, me stessa, la velocità e la debolezza per ritrovare il coraggio del mio cuore. E così mi
sento più fluida, protesa verso l’anima del mondo, verso il cielo che mi
sorride tra le sue buffe striature colorate, come per dirmi: bentornata.
E Correre
per qualche formidabile istante torna ad essere la mia Passione, il mio Lusso, la
mia Libertà.
venerdì 23 gennaio 2015
La sera
Un'anima malinconica nell'imbrunire
corre lentamente chiedendo al cielo un respiro di sollievo,
la sera le risponde con una carezza,
sino al sopraggiungere del buio,
quando la notte diviene un lungo soffitto su un percorso di ombre argentate.
la sera le risponde con una carezza,
sino al sopraggiungere del buio,
quando la notte diviene un lungo soffitto su un percorso di ombre argentate.
La pace di un'intima e quieta
solitudine di pensieri e passi.
lunedì 1 dicembre 2014
Firenze, la mia prima maratona
Il primo insegnamento della mia maratona
è che per quanto tu ti possa preparare a quello che affronterai e immaginare quello che sentirai, la realtà ti
sorprenderà sempre, sostituendosi prepotentemente alla fantasia nel bene e nel
male. Oggi ripensando all’esperienza di ieri, le prime parole che mi sgorgano
dal cuore e che mi fanno salire le lacrime agli occhi sono: Firenze sei dannatamente
bella, ma quanto mi hai fatto soffrire!
Credo che ti amerò per sempre.
Ho affrontato il percorso
iniziale della maratona con un passo molto lento, come avevo programmato e
stranamente non mi sono fatta contagiare
dall’eccitazione della partenza. Ho perso quasi immediatamente gli amici del
mio gruppo, ma questo mi ha permesso di correre
per circa 8 km con i MaratonAbili! Sentire la loro energia, il calore della
gente, l’allegria che sprigionavano così contagiosa e palpabile mi ha riempita
di gioia! E’ stato un onore correre un pezzo della mia maratona con loro.
Al parco delle Cascine ho aumento
naturalmente il ritmo. Ero libera dai pensieri, concentrata, completamente
assorta dalla strada e dal ritmo composto di chi mi affiancava. Ho raggiunto i
palloncini blu dei pacer delle 4h.30. Da questo momento in poi della gara loro sono
diventati il mio riferimento. Li supero
e continuo il mio percorso, dopo qualche chilometro raggiungo Palazzo Pitti. So
che a breve incontrerò Piero e non vedo l’ora, sono emozionata. Il pubblico
fiorentino è generoso, incita con calore e i bambini ci danno il cinque. Corro
e sono felice! E poi vedo Piero , Maria e Teresa. E’ una festa! Bacio Piero,
lui mi segue per qualche metro dicendomi che gli altri del gruppo sono avanti solo
di 100 metri. Affianco di nuovo l’Arno, sono leggera! Sento improvvisamente
qualcuno dietro le transenne chiamarmi: è Lucia! La moglie di un’amico del
gruppo Avis Locate. Un altro momento di gioia che mi viene regalato. L’emozione
mi ha portato ad aumentare il passo, mi costringo a riprendere il mio ritmo
blando.
Raggiungo la mezza maratona e
mi faccio da sola i complimenti. Me ne frego di quanto impiegherò, ho caldo ma
non ho dolori e la gara è ancora lunga.
Percorro un lungo viale e mi
sembra di scorgere da lontano un podista che assomiglia a Fabio, un amico del
mio gruppo, lo voglio raggiungere. Aumento il passo, ma poi decido di lasciar
perdere e di godermi la gara con le centinaia di persone che sono intorno a me.
In fin dei conti non ero sola.
25mo km. La stanchezza inizia a
manifestarsi, ho caldo e desidero con tutto il cuore che piova. Mi domando
perché non ho lasciato a Piero il mio gilet. Vedo un altro mio amico, Antonio, a 50 metri davanti a me. Lo raggiungo, ci
scambiamo poche parole, affrontiamo insieme una breve salita e poi ci dividiamo
nuovamente. Resto concentrata, ma la stanchezza è sempre più evidente. I pacer
delle 4h.30 sono poco dietro di me. Sento le loro simpatiche voci con accento
fiorentino incitare il gruppo a pieni polmoni per infondere energia. Mi rendo
conto, a quel punto della gara, che ho bisogno di un sostegno morale per
arrivare alla fine. Resto davanti al gruppo ma non troppo per non perdere il
contatto uditivo. Le loro voci diventano la mia energia.
30mo km. Il pacer urla: la
maratona è finita, ora inizia il vostro allenamento. Ok? LA MARATONA E’ FINITA,
ORA INIZIA IL VOSTRO ALLENAMENTO. IL PEGGIO E’ PASSATO. Lo ripete e io ci credo. Adesso se ci penso mi
commuovo! Arriva finalmente il cavalcavia che temevo tanto di 150 metri di
dislivello. Sento i trainer urlare di non ridurre la velocità, ma la lunghezza
del passo e ancora NON VOGLIO SENTIRE AFFANNO, NON VOGLIO SENTIRE AFFANNO.
Supero la salita senza problemi e senza affanno. Sono gasata, tutti insieme ci
lasciamo andare nella discesa in scioltezza. Un altro momento di gioia! Mi
sento bene, devo arrivare al 35mo.
Supero i pacer ma la brillantezza
dell’euforia cede di nuovo alla stanchezza. Al 35mo km mi sforzo di bere e di mangiare
un pezzo di banana. Seguo nuovamente i palloncini blu, ma ho perso lo smalto,
la testa si ribella e inizia la sofferenza, soprattutto mentale.
Mi ripeto che devo arrivare al
38mo km e assurdamente mi convinco che
lì c’è l’ultimo ristoro. “No cara- mi dice gentilmente il pacer, il prossimo è
al 40mo km, ma stai tranquilla”. Non so perché ma la mia forza a quel punto
dipendeva da quel ristoro e il fatto che non ci fosse è’ bastato a mandarmi in
crisi. Improvvisamente ogni km si è dilatato divenendo incommensurabile. Mi
giro verso la guida delle 4h.30, e gli dico:”Non ce la faccio più” Lui mi
risponde: “Non dirlo. Piuttosto non allungare, non superarci, resta dietro”. Mi
viene in mente il mio amico Emilio che mi
dice sempre che supero la linea di sorpasso e improvvisamente mi viene da
piangere. Veramente non ce la facevo più e mancavano ancora 5 km e 195 metri!
Inoltre il 39mo km sembrava non arrivare mai. Improvvisamente la bellezza di Firenze
mi è sembrata fuori luogo rispetto al mio stato d’animo. Corro e arrivo al 40mo
km. Lascio andare il gruppo delle 4h.30. Al ristoro ho la nausea alla vista
della frutta. Mi sforzo di bere un po’ d’acqua e riprendo a correre. Corro, ma
la mente non è più concentrata, è sofferente
e io ho voglia di piangere. Scorgo il Duomo e mi arrabbio. Dov’è l’emozione
e la gioia che mi avevano promesso?Sono indifferente alla bellezza dei
monumenti, sento forte il desiderio di fermarmi e alla fine cedo. Inizio a
camminare con l’amarezza di vedermi sorpassare. Una ragazza mi sfiora e mi
dice: “Forza”, ma ottiene l’effetto contrario. Mi sento uno spettro, guardo
altri podisti che camminano, e altri in preda ai crampi. Una voce dentro di me
mi dice di riprendere a correre:”non hai scuse, non hai crampi e nemmeno dolori
insopportabili,corri”. Ho ripreso a muovere qualche passo, ma poi mi sono
fermata di nuovo e ho ripreso a camminare. Quello che mi ha dato veramente la forza è stato il pensiero di Piero che mi
aspettava e il l’idea di farmi vedere arrivare
alla fine della mia maratona camminando! L’orgoglio ha dato energia al mio
corpo e lentamente, molto lentamente, ho raggiunto correndo Piazza Santa Croce.
Sono i metri di corsa di cui sono più orgogliosa di tutta la mia maratona. Ho
visto Piero esultante e stavo per piangere, questa volta di gioia. Ho superato
il traguardo completamente frastornata con due soli desideri: abbracciare Piero
e prendere la mia sudata medaglia.
Dedico questa maratona con tutto
il cuore a Piero, che mi ama e che io ricambio mille volte. Ringrazio inoltre il mio amico Emilio che da
Milano ha tifato per me e per i suoi consigli che mi sono rimbalzati nella
testa fin dal primo chilometro. Infine ringrazio me stessa per avercela fatta!
mercoledì 9 luglio 2014
Pavido cuore
Ho il dovere di andare, perseverare,
viaggiare, oltrepassare strade, occhi, mani, reticenze, divieti,
ostacoli apparenti. Pavido cuore che tremi e ti sgomenti batti sereno
il tuo ritmo, portami lontano, dove il desiderio vuole arrivare. Non
lasciarmi ferma esposta all'agguato del dubbio, fammi correre spedita
senza freni. Se solo indugiassi un istante di troppo, un giudizio,
una critica, uno sguardo beffardo, fantasmi della mente,
nasconderebbero il mio sentiero. La mia meta è dove riposa la luce,
la vita, portami dove la speranza rischiara la notte con fiaccole di
sogni.
venerdì 6 giugno 2014
A mia madre
Ti ho persa, o tu mi hai
dimenticata?
Ritroviamoci nel vento
delle montagne che a spirali porta verso l'universo e in un vortice d'aria uniamoci in un abbraccio. Senti il mio cuore che batte, senti il mio
calore? Sono qui e tu pure, in una dimensione sola nostra. Guarda
com'è bella la notte, com'è blu l'ombra che si posa sul mondo e il
riflesso argentato della luna sulle rocce. I tuoi occhi mi
feriscono. Traboccano di un amore immenso che quasi non sopporto. Non
parliamo, teniamoci strette. L'abbraccio dei nostri spiriti annulli
le distanze e il vuoto. Lasciamo che l'istante diventi eternità e che
l'eternità diventi un mare fluttuante di stelle.
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